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Pensare al paziente come persona, non come patologia: La testimonianza di un nostro medico

Pensare al paziente come persona, non come patologia: La testimonianza di un nostro medico
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Egregio Prof. Pannuti, Gentilissima Dottoressa Pannuti,

mi permetto di inviarvi un pensiero personale a un anno dal mio ingresso nel gruppo dei medici ANT di Bologna. Voglio per prima cosa ringraziarvi per la fiducia che avete deciso di riporre in me. 
Dopo essermi laureato e specializzato a Bologna ho lavorato in strutture ospedaliere di diverse regioni, con l’obiettivo di costruirmi un’esperienza diversificata e completa. 
Dopo un anno nel gruppo ANT di Bologna ho maturato la consapevolezza di aver trovato il posto dove voglio fermarmi, forse per la prima volta nella mia vita. Ho trascorso diversi anni tra dinamiche e protocolli ospedalieri spesso così rigidi da non permettermi di instaurare un vero rapporto con i pazienti.
Oggi sento invece di fare parte di un grande progetto che mi dà la possibilità di dedicare tempo ai malati per conoscerli, prendermi cura di loro, pensare ai pazienti non come una patologia (come purtroppo spesso succede in ospedale) ma come persone, in un momento così terribile come quello della malattia oncologica.

Qui non ci sono barriere tra noi e i pazienti e questo mi dà moltissimo in termini umani. 

Sono felice dell’opportunità di lavorare a un progetto che guarda veramente al benessere delle persone, con professionisti che stimo e apprezzo. 
Purtroppo non ho potuto assistere mio padre, morto di tumore quasi dieci anni fa nel mio Paese d’origine, quando  io lavoravo già in Italia: oggi quando entro nelle case dei nostri pazienti ho la sensazione di rendere a mio padre e alla mia famiglia ciò che non ho avuto modo di fare allora.

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