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San Ferdinando brucia. Ancora. Dov’è l’Italia?

San Ferdinando brucia. Ancora. Dov’è l’Italia?
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San Ferdinando brucia. Ancora. Nell’indifferenza…

E mentre le pagine di giornali, i dibattiti tv, le chiacchiere delle segreterie politiche, dei bar e dei palazzi del potere non hanno altro da disquisire che sulle liste elettorali San Ferdinando brucia. Ancora.

La politica dissociata dalla realtà di uno stato che non è stato se non per i propri interessi che non sono mai quelli che dovrebbero essere, ovvero dei cittadini.

San Ferdinando brucia. Ancora. E con essa una giovane donna nigeriana. Arsa viva.

Lo stesso luogo dove nel 2010 ci fu una grande rivolta (molti governi fa) dove gli incendi scoppiano spesso e le rivolte pure.
Una baraccopoli che è una città brutta, fetida e invivibile nel cuore dell’Italia.
Un pezzo d’Africa senza stato e senza regole in Italia.

Una baraccopoli dove si vive aspettando che il Caporale la mattina passi e voglia concederti un giorno da schiavo nei campi di pomodori o dove in alternativa si cazzeggia, sopravvivendo senza scarpe.
Una baraccopoli dove hanno gioco facile i venditori di uomini e donne sul mercato della schiavitù. Una baraccopoli succursale europea di Agadez, l’attuale capitale africana della tratta di esseri umani che si trova nel deserto del Niger.
Una baraccopoli sterminata e dove sopravvivono fra assenza di igiene e misure di sicurezza qualcosa come 2000 abitanti. Tanti quanti un paese!

Ma San Ferdinando, dove si brucia è invisibile per lo stato italiano. Dove sono le amministrazioni locali e centrali?
Non è Africa. Non è Agadez. Non è Niger: paese di ladroni e di una falsa democrazia.
San Ferdinando, dove si brucia è (oppure dovrebbe essere) a due passi dal porto di Gioia Tauro, sulla strada di Rosarno, Calabria. Italia.

C’è qualcosa che sfugge.
Proprio mentre si celebra il giorno della memoria, si piangono lacrime spesso di coccodrillo si permette tutto ò girando gli occhi dall’altra parte?
Dov’è l’Italia, il paese dei diritti e della democrazia?

In attesa di risposte linko un articolo dell’amico e collega Jacopo Storni che, più volte è stato a San Ferdinando e che giusto pochi giorni fa, dalle pagine del Corriere della Sera ci aveva regalato questa pennellata cruda, ma bellissima.

Fonte Firenze wow

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