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Logo o no logo? Questo è il dilemma

Logo o no logo? Questo è il dilemma
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Fonte Firenze wow

Erano gli ultimi giorni del luglio 2013 quando fu lanciato dall’allora sindaco di Firenze Matteo Renzi il contest internazionale on line per trovare un logo innovativo che caratterizzi in futuro Firenze nel mondo.

Dopo il Genio Fiorentino e il Festival della Creatività il Rottamatore in ascesa estraeva dal cilindro ancora un grande colpo.
Dare un volto nuovo a Firenze. Un volto moderno che la identifichi (come se mai Firenze ne avesse bisogno) come New York con la mela stilizzata, Berlino con l’orso e Copenaghen con la sirenetta tanto per fare degli esempi.

Non un concorso ma un contest on line internazionale logo_comune_firenze_newaperto a tutti da ogni angolo del mondo: dagli studenti ai professionisti affermati. Tutti sulla stessa griglia di partenza a sfidarsi nell’immagine del terzo millennio per Firenze.
“La gara sul web permetterà a chiunque, da qualsiasi parte del mondo, di poter facilmente inviare la propria idea, senza bisogno di burocrazia” spiegava nella conferenza stampa di presentazione il sindaco Matteo Renzi presentando l’iniziativa.
Avere un “brand” significa essere riconoscibili a livello mondiale e poter contare su un notevole ritorno economico, che reinvestiremo in città nelle attività culturali”.
Un bell’incentivo alla partecipazione dato anche dal premio da 15mila euro, messo a disposizione da un brand automobilistico sponsor per il marchio vincitore.

Il “brandâ” dovrà richiamare immediatamente alla mente la città di Firenze, ma non potrà contenere i simboli ufficiali né il logo istituzionale della città , quindi niente giglio.
Il marchio vincitore sarà utilizzato a livello nazionale ed internazionale per promuovere Firenze, il suo territorio e le future attività commerciali e culturali che si svolgeranno in città .
E dopo la disfida con oltre 2400 partecipanti e oltre 5000 proposte giunte da ogni parte del mondo, perfino da Tonga, il primo premio se lo aggiudica il fiorentinissimo grafico Fabio Chiantini con una specie di sudoku di lettere con il nome Firenze declinato in latino, inglese e francese, spagnolo e tedesco. Un divertissement mai piaciuto allo spirito polemico dei fiorentini che inventarono addirittura concorsi alternativi sui soocial!
Tutto normale. A Firenze le novità piacciono poco, ma poco piaceva, anche se in pieno renzismo pochi lo dicevano a voce alta, l’idea che Firenze avesse bisogno della mano di un grafico per essere riconosciuta a livello mondiale. Come se già non lo fosse….

Poi come è andata tutti lo sappiamo. Fabio Chiantini ha ricevuto il suo assegno di 15 mila euro, ma il logo così fortemente voluto da Matteo Renzi, appena lui ha deciso che fare il sindaco di Firenze non era più il mestiere più bello del mondo e se ne è andato verso Palazzo Chigi è finito in qualche cassetto di Palazzo Vecchio e lì giace.
Al sindaco Nardella non piace non è mai piaciuto si spiffera dal palazzo.
Ma come! Se proprio lui da vicesindaco reggente annunciò sul suo profilo Facebook che: “nel nuovo logo io vedo forte la città aperta a tutte le genti cara al sindaco La Pira. Ancora una volta, la missione di Firenze”. Ed entusiasta lo fu anche Sara Biagiotti (all’epoca ex assessore allo Sviluppo economico, poi trombata sindaca di Sesto Fiorentino e oggi su poltrone secondarie): “questo nuovo brand ha un valore evocativo, esprime un concetto diverso di Firenze e richiama quelle vocazioni che sono proprie di questo territorio: l’innovazione, la bellezza, il dinamismo, la produttività e l’internazionalità . Il marchio sarà utilizzato per la promozione della città , sia in Italia che all’estero.
Da un cassetto?

La scorsa estate però (ma come mai certe cose le si fanno sempre in estate? Forse perchè i cittadini con le ferie ascoltano meno?) il tentativo estremo di riciclaggio di quel brand.
La giunta approvava di utilizzare il “lettering” a fianco dell’inossidabile e insostituibile giglio rosso in campo bianco.

La seconda fase, l’attuale dovrebbe essere quello della gara per la licenza, ovvero individuare il soggetto che gestisca quel brand e i colori del Calcio storico, ne individui il posizionamento di mercato, trovi accordi commerciali e giri le royalties al comune.
Come verrà usato è davvero un mistero. Su merchandising ufficiale sicuramente no perché il sindaco preferisce i David kitch…

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