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Dagli esordi musicali all’amore per l’insegnamento: intervista a Laura Landi

Dagli esordi musicali all’amore per l’insegnamento: intervista a Laura Landi
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Presente negli studi di Teleregione Toscana in occasione della trasmissione “Top 15”, Laura Landi ci ha gentilmente concesso la possibilità di ripercorrere insieme la sua carriera sin dagli esordi e di analizzare l’attuale panorama musicale.

Uno dei tuoi ultimi lavori è la cover Fragile, celebre canzone di Sting. Come è nata l’idea?

Ci sono tante canzoni che tengo “nel cassetto”, nel cuore e che avrei sempre voluto cantare, ma non è facile poterle portare al pubblico perché solitamente le richieste sono un po’ più “commerciali”. Ad un certo punto però hai voglia di mettere la tua voce in cose che avresti sempre voluto cantare. Così è nata una playlist di brani con Stefano Scartocci, bravissimo pianista e mio carissimo amico, che mi ha proposto di suonare alcuni pezzi pianoforte-voce. Così sono emerse tre idee di canzoni completamente diverse: Fragile, Somewhere over the rainbow e The man i love, brano jazz portato in auge da grandissimi artisti come Ella Fitzgerald o Billie Holiday. Sono canzoni che fanno parte del mio background, avevo voglia di cimentarmi in questo. Ci sono anche altre cover che sto preparando con Maurizio Bozzi e altri musicisti di Arezzo e Firenze, che saranno realizzate con più strumenti, cercando di dare un’interpretazione personale. Poi ho in ponte due inediti, anche questi vengono dalla stessa officina musicale. L’arrangiamento è scritto da Maurizio Bozzi, grande bassista conosciuto come Bozzorius, in onore del grande Jaco Pastorius; i testi sono in inglese. Da tempo volevo dedicarmi a questo, è una soddisfazione personale.

Facendo un salto indietro, quali sono i tuoi ricordi professionali, dal Festival di Castrocaro a quello di Sanremo?

Ho iniziato a fare musica a 19 anni, quindi quando sono arrivata a Castrocaro avevo già esperienza e avevo fatto tournee con Baglioni, con Pupo e Peppino di Capri. Avevo già fatto gavetta: una gavetta molto fortunata. Ho incontrato le persone giuste al momento giusto. Ad esempio, andai a suonare una chitarra in un negozio e nel retro bottega il direttore mi sentì; così nacque l’idea entrare in un gruppo. I ricordi sono veramente tanti, si potrebbe scrivere un libro per ogni tour. Dalla vittoria di Castrocaro poi sono entrata di diritto a Sanremo, inizialmente non mi avevano detto quale fosse il progetto: dopo la firma mi proposero una canzone che non accettai perché non rientrava nel mio modo di essere sia per look, molto “svestito”, che per il testo troppo osé. Questo rifiuto mi ha messo in grosse difficoltà perché la casa discografica non aveva altri produttori disponibili. Quindi ho scelto la canzone di Sanremo, di Amedeo Minghi, che inizialmente si chiamava Venezia piccoli particolari, estraendola da un archivio dei brani dimenticati. Gaio Chiocchio modificò il testo cercando di legarla alla città di Firenze intitolandola Firenze piccoli particolari. Era l’epoca della new age, a me piaceva quella canzone ma senza un produttore non avevo la possibilità di emergere così tanto. Lavoravo già anche come vocalist e ho sempre continuato a svolgere questo mestiere. Il ricordo più bello che ho come vocalist è l’incontro con Mia Martini, che indubbiamente mi ha lasciato un’emozione molto forte.

Qual è il tuo pensiero sulla musica d’oggi?

Credo che in questo periodo la ricerca musicale si sia un po’ fermata. Dagli 60 agli anni 2000 invece si è costruito tantissimo; sono nate idee capaci di tirar fuori i fuochi d’artificio dai cuori delle persone e dagli artisti. Attualmente in Italia sembra che ci sia sperimentazione, ma sempre “sulla falsa riga di…”, ci sono meno “nomi grossi” rispetto al passato. Ne abbiamo ancora, come ad esempio Elisa che è una grande artista, vera, e una polistrumentista ma la mia paura è che oggi ci siano molti personaggi che “vanno e che vengono” e che non rimarranno poi nella storia della musica. I Maneskin sicuramente hanno dato un grande apporto alla musica italiana e lo stanno dimostrando. Non sono prevenuta nei confronti di artisti che fanno musica “attuale”, adoro ad esempio i Radiohead e i Coldplay. La musica è tanta e quindi c’è di tutto. Anche all’estero ci sono produzioni più commerciali, che non resteranno nella storia, e altre che invece nascono da un progetto. Spero che questa progettualità torni anche nei lavori italiani.

Cosa pensi dei talent?

Vengo da un talent: The Voice Senior. Mi rendo conto che dietro c’è molta costruzione, c’è molto più interesse alla vita delle persone. Per quanto riguarda però X-Factor, il discorso cambia, perché dietro ad alcuni artisti ci sono già dei discografici. Quindi se molti giovani lavorano strenuamente cercando di costruire, poi qualche casa discografica crede in loro e li porta in un talent, allora ben venga, questo è un trampolino di lancio. A volte però capita di vedere personaggi emersi e poi spariti, che non si capisce per quale motivo sono stati “spinti” su palcoscenici importanti, togliendo così un’opportunità ad altri artisti che avrebbero potuto invece dimostrare il proprio valore.

Negli ultimi anni spesso abbiamo visto collaborazioni tra giovani artisti e artisti più esperti, come ad esempio Orietta Berti con Fedez e Achille Lauro, o Gianni Morandi con Fabio Rovazzi. Come vedi queste produzioni?

Sono aperta a tutto: se questi prodotti funzionano e la gente li ama, perché no. Alcuni di questi potrebbero non riscontrare il mio gusto, altri sì; non sono prevenuta. Non guardo tanto chi e cosa: se il prodotto mi piace va bene. Poi è possibile che non mi piaccia ma funzioni. O che non mi piaccia e non funzioni (ride n.d.r.)

Ci puoi parlare del tuo lavoro d’insegnante?

Ho iniziato questa professione dopo la nascita di mia figlia, guidata dal produttore Giancarlo Bigazzi, che mi chiese di seguire i suoi artisti. Mi sono affezionata a questo mestiere perché ogni allievo, partendo dalle proprie difficoltà, mi insegna qualcosa. Oggi, non aspirando a grandi traguardi discografici, l’insegnamento è la mia attività principale. Mi piace rimanere vicina alla musica con esibizioni, serate e l’insegnamento che mi dà tante soddisfazioni. Molti allievi sono diventati dei professionisti, sia come insegnanti che come cantanti. Anche ultimamente alcuni ragazzi che stanno vincendo dei concorsi: Giulia Bottaro ha vinto il premio Millennium Award a Roma con un brano scritto da lei; Zoe Adamello ha vinto il sessantaquattresimo Zecchino d’Oro con Superbabbo di Marco Masini; Alive e Caterina stanno partecipando al concorso online Primo Maggio Roma; infine Diletta Landi ha pubblicato il suo secondo singolo, prodotta da Diego Calvetti. Il mio cuore però è anche con tutti coloro che vogliono semplicemente avere la musica nella loro vita, al di là del lavoro: l’importante è che ci siano impegno e passione.

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