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Spotify quotato in borsa: a noi, cosa ci cambia?

Spotify quotato in borsa: a noi, cosa ci cambia?
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Partiamo dal loro motto ..Su Spotify trovi milioni di brani. Scegli i tuoi preferiti, scoprine di nuovi e crea la tua raccolta perfetta.. e poi arriviamo ai numeri: 157 milioni di utenti in 60 Paesi e 71 milioni di abbonati paganti ..

Spotify prevede due tipologie di utenze: Free e Premium.

La prima è di base e gratuita, già disponibile al momento della sottoscrizione del servizio accedendo con un account Facebook o Spotify, con la quale l’utente può ascoltare una quantità illimitata di musica, ma sovrapposta a pubblicità visiva … di tipo radiofonico. Poi esiste la versione avanzata con abbonamento a pagamento, che consente di ascoltare musica senza interruzioni pubblicitarie ed accedere ad ulteriori funzioni come lo streaming con maggiore bitrate (fino a 320 kb/s), l’accesso offline alla musica e le applicazioni mobili.

In passato, per utilizzare Spotify era necessario disporre obbligatoriamente di un account Facebook, ma dal 30 Agosto 2012 è stata reintrodotta la possibilità di creare un account su Spotify. Un suo rivale come Apple Music arriva a 38 milioni di abbonati, quindi la metà di quelli che credono in Spotify!

Fin qui la storia del passato, ma ora c’è la riflessione sulla sua quotazione nel business mondiale. Le considerazioni le ha fatte anche Billboard Italia, concludendo il suo pensiero con la frase ..L’ingresso di Spotify al New York Stock Exchange (Nyse) conferma che il mercato della musica (soprattutto online) è in crescita. Non a caso sul catalogo del servizio di streaming online sono presenti circa 35 milioni di brani. E il numero sembra destinato ad aumentare sempre di più..

Io aggiungo solo un paio di spunti…
1) Il mercato online è sicuramente in crescita, ma con differenti variazioni nei singoli paesi del mondo: ad esempio in Italia non siamo ancora arrivati alla quota del 50% .. Quindi dare un giudizio globale, significa non considerare le varie realtà autoctone!
2) Rimango sempre del parere che servizi come Spotify a me non mi cambiano il modo in cui usufruisco dei benefici sincronici che la musica ha in dote: come collezionista, il solo ascolto di un file musicale non mi fa certo comprendere totalmente l’intero progetto che sta dietro ad un disco. Se è una cosa interessante, lo si deve apprezzare anche con gli altri sensi di cui (fortunamente) molti esseri umani sono ancora dotati.

Anche per questo, da sempre se recensisco un disco voglio averlo davanti ai miei occhi (naso, pelle ..) in modo fisico, circadiano, completo.

Spotify non ha mai realizzato dei guadagni. Si vocifera che dalla sua nascita abbia accumulato una perdita di circa 2,4 milioni di euro. Per arrivare a questa debito, bisogna considerare che Spotify paga agli artisti coinvolti il corrispettivo dei diritti musicali su ogni canzone che viene riprodotta (circa 75 centesimi per ogni dollaro guadagnato). Ora sembra conclusa la fase di investimento: con la quotazione in borsa, inizia la speculazione e ci sono buone possibilità che entrino nuovi capitali.

 

Fonte Musicalnews

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