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5 regole per far capire ai giovani la politica

5 regole per far capire ai giovani la politica
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Nei tempi in cui c’erano ancora i televisori quadrati, i politici usavano un linguaggio incomprensibile per la gente a casa, come se parlassero una lingua morta. Secondo a quanto dice l’articolo scritto da “Il Foglio“,  le persone all’interno del governo, usavano termini troppo tecnici e tendevano a divulgare fatti e notizie, per lo più esagerandoli, allo scopo di suscitare un notevole interesse nell’opinione pubblica così facendo diventavano sempre più monotoni.

Ora sono cambiate molte cose, come i televisori rettangolari e piatti, anche la politica ha preso delle direttive diverse, eccovi quindi le 5 regole:

  1. Non è detto che quel discorso sulla politica che hanno tenuto sempre allo scuro escluda una richiesta di soluzione, sul fatto,sia una cosa complessa. In questo caso se è complesso non è vero, non è realistico.
  2. La gente che va a votare il politico, poco più decente dell’altro, solitamente uscito dalla stanza delle votazioni, cancella dalla propria mente chi ha votato, come si fa all’esame di stato dove uscito dalla prova orale, ti dimentichi tutti e 5 gli anni di scuole, oppure dopo che sei riuscito a prendere la patente della macchina o della moto, cancelli dalla tua mente tutto ciò che avevi letto sul libro. 
  3. Se in un dibattito con il vostro “avversario” vedete che vi sta sovrastando bombardandovi di idee proprie, non dategli merito alle sue parole, ma cercate di mettergli pressione addossandogli il vostro parere lasciando il vostro pensiero con dei puntini di sospensione, mettendolo con le spalle al muro e costringendolo a finire la vostra frase. 
  4. Dopo che chi vi stava contrastando avrà trovato con che completare la frase lasciata in sospeso, interrompetelo brutalmente lasciandolo con un pugno di mosche in mano. 
  5. Se il vostro “avversario” è uno che si da tante arie perché ha studiato in una scuola prodigiosa, fatelo vergognare dicendole che anche se lui è di “sangue nobile”, anche quelli “inferiori a lui” qualcosa in più la sanno. 

Fonte: Il Foglio

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