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Dai successi di Sanremo alla musica d’oggi: intervista ad Aleandro Baldi

Dai successi di Sanremo alla musica d’oggi: intervista ad Aleandro Baldi
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Presente negli studi di Teleregione Toscana per la diretta della trasmissione Top 15, Aleandro Baldi, vincitore del Festival di Sanremo del 1994 con Passerà, ci ha concesso la gioia di poter parlare assieme in una piacevole intervista.

Buongiorno Aleandro, iniziamo parlando di Sanremo: c’è un’edizione alla quale è più affezionato? Quali sono i suoi ricordi?

Ricordo che alla prima serata c’erano un sacco d’interrogativi; poi però, una volta preso il via, non avrei più voluto smettere. Questo è stato un filo conduttore di tutte le mie partecipazioni. Più che alle edizioni però mi affeziono alle canzoni, perché Sanremo è solamente una vetrina dove promuovere un lavoro. C’è sempre stata molta tensione e anche nervosismo, perché di occasioni non ce ne sono molte, ma non c’è un Sanremo che mi è più caro rispetto ad un altro.

Nel 1992 ha vinto la sezione novità del Festival di Sanremo assieme a Francesca Alotta con Non amarmi. Tecnicamente è più difficile duettare o cantare da soli?

Non ho sentito grande differenza, anche se nel duetto hai una parte di responsabilità e non devi sbagliare. Alcuni mi avvertivano dicendomi che nel 1994 avrei perso il supporto di un’altra persona, ma per me non è cambiato nulla: avevo la stessa disinvoltura e la stessa tensione.

L’ultima edizione del Festival è stata vinta proprio da un duetto (Mahmood e Blanco n.d.r.), come vede cambiata la musica d’oggi rispetto a quella degli anni passati?

I duetti a Sanremo sono sempre stati più d’immagine che musicali, al di là della bellezza dei pezzi. Per valutare la musica comunque non considererei Sanremo, che è solo una vetrina, ma parlerei in generale. Il cambiamento principale riguarda il fatto che oggi si segua principalmente la performance, mentre prima si stava più dietro al pezzo; un tempo si poteva dire la frase “questo pezzo si canta da solo”. Oggi c’è una minor costruzione del brano e una maggior costruzione dell’artista, manca il cesellamento del pezzo. Prima si prendeva l’artista così com’era e gli si confezionava un pezzo. Oggi spesso, soprattutto con i talent, si cerca di creare l’artista e poi di conseguenza la canzone.

C’è un artista in particolare che le piace in questo periodo?

Diciamo che mi piace l’approccio diverso che hanno gli artisti rispetto a quello che avevano una volta. Oggi abbiamo alcuni artisti a tutto tondo, come ad esempio Francesca Michelin, che hanno studiato medicina, direzione d’orchestra… credo che in media ci sia più preparazione. Io polistrumentista? Ho cercato di precorrere i tempi.

Ci può raccontare la collaborazione con Riccardo Azzurri in Firenze Madre?

È nata dal nostro amore per Firenze e per la toscanità. Inoltre ha contribuito alla sua creazione anche un interesse che io e Riccardo abbiamo in comune: vediamo infatti la musica non solo come un veicolo di ascolto, ma anche come un mezzo di condivisione di emozioni. Utilizziamo questa visione della musica interagendo con gli anziani e con i ragazzi diversamente abili. Così abbiamo voluto fare quest’omaggio a Firenze. Venivo da Greve in Chianti, lui da Borselli e abbiamo deciso di ritrovarci nel capoluogo toscano, città che ci ha fatto incontrare di nuovo e scoprire questa visione comune.

Durante la sua carriera ha avuto varie collaborazioni, ce n’è qualcuna che le è rimasta nel cuore?

Ho sempre mantenuto buoni rapporti con tutti i miei collaboratori: con Francesca Alotta, con Marco Guerzoni… addirittura durante una trasmissione in radio ho fatto una diretta telefonica con tutte le persone con cui ho collaborato. Anche a Domenica In ho collaborato con un giovane, Fabio Santini. Ho avuto molte belle esperienze.

Ci sarà, a proposito, un tour in occasione del decennale della scomparsa di Giancarlo Bigazzi. Lui era una persona talentuosa, che si dedicava alla musica 24 ore su 24 e che è sempre stata dietro le quinte a spaccarsi la schiena. Mi ha insegnato quanto sia difficile promuovere un artista e al contempo pensare alle sorti dello stesso: tutti ti dicono “si prova e se non va, non va”, mentre lui voleva tutelare la persona in caso di insuccesso. Agli inizi voleva assicurarsi che io potessi tornare a svolgere il mio lavoro di fisioterapista se le cose non fossero andate bene. Molti discografici ti fanno, citando La Rappresentante di Lista ,“Ciao Ciao” ma lui no, cercava sempre di coprirti le spalle quando correvi un rischio.

Cosa potrebbe dirci sull’insegnamento musicale ai più piccoli?

È un qualcosa che mi piace molto fare, me l’hanno proposto e ho accettato con gioia. È molto importante dare un contributo per formare i bambini, loro saranno i cittadini del domani. Si parla molto di questo, ma nella pratica si fa troppo poco per sviluppare una coscienza nei più piccoli.

Cos’è la musica per lei?

Rappresenta un modo di esprimersi, un mezzo per far capire che sia le gioie che le tristezze si possono leggere da più lati.

Quali sono i suoi progetti futuri?

Io e il mio amico e collaboratore Luca Bechelli stiamo perfezionando un disco: questo prevede un pezzo inedito e un omaggio a tanti cantautori italiani.

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