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Lunigiana cosa vedere: castelli, borghi e stele

17/08/2026

Lunigiana cosa vedere: castelli, borghi e stele

La Lunigiana occupa un angolo della Toscana che molti conoscono solo di passaggio, attraversandola sull'autostrada che scende verso il Tirreno o risale verso il Po: un territorio incastrato tra le Alpi Apuane, l'Appennino ligure e le prime propaggini emiliane, dove la morfologia stessa del paesaggio ha determinato nei secoli una storia fatta di signorie frammentate, traffici mercantili, pellegrinaggi medievali e fortezze arroccate su ogni rilievo strategico. Chi si ferma, invece di attraversarla, si trova davanti a qualcosa di difficile da inquadrare con le categorie abituali del turismo toscano: non la dolcezza delle colline senesi, non l'abbondanza rinascimentale fiorentina, ma una ruvidezza antica, una stratificazione che va dai castellieri liguri alle ville malaspiniane del Settecento, con un'intensità storica per chilometro quadrato che poche aree della penisola possono vantare.

Esplorare la Lunigiana — cosa vedere, come orientarsi, quali percorsi abbiano davvero senso rispetto alla propria disponibilità di tempo — richiede una scelta preliminare: il territorio è vasto, i borghi sono decine, i castelli censiti superano abbondantemente la cinquantina, e l'infrastruttura ricettiva, pur migliorata negli ultimi anni, rimane quella di un'area periferica che non ha ancora ceduto alla standardizzazione turistica. Questo è, a seconda dei punti di vista, il suo limite principale o il suo valore più solido. La Magra e il suo sistema vallivo disegnano un itinerario naturale che unisce Pontremoli a nord con Aulla a sud, passando per Villafranca in Lunigiana, ma i versanti laterali — la Valle del Gordana, la Val di Vara, i crinali verso la Garfagnana — contengono alcune delle emergenze più significative, spesso meno frequentate proprio perché meno immediate da raggiungere.

La scelta delle mete dipende anche da quale Lunigiana si intende privilegiare: quella medievale dei castelli e dei borghi murati, quella preistorica delle statue-stele, quella religiosa dei percorsi francescani e jacopei, o quella gastronomica dei testaroli, dei panigacci e dei formaggi di malga che ancora si producono secondo metodi sostanzialmente immutati. In realtà, queste dimensioni si sovrappongono continuamente, e qualunque itinerario serio finisce per toccarle tutte.

Pontremoli e il Museo delle Statue-Stele Lunigianesi

Pontremoli è il capoluogo naturale della Lunigiana settentrionale e il punto di ingresso logico per chi proviene dal passo della Cisa o dall'Emilia: una cittadina di quattromila abitanti circa, costruita lungo la confluenza del Verde con la Magra, con un centro storico compatto che conserva torri medievali, chiese barocche e il Castello del Piagnaro che domina l'abitato da un colle boscoso. All'interno del castello ha sede il Museo delle Statue-Stele Lunigianesi, che costituisce probabilmente la ragione più cogente per visitare la città: la collezione raccoglie oltre settanta statue-stele — monoliti antropomorfi scolpiti tra il IV millennio a.C. e l'età del Bronzo, con un'appendice tardo-antica e medievale — che rappresentano una delle manifestazioni più enigmatiche e meglio documentate dell'arte preistorica europea. Le figure, classificate in tre gruppi cronologici distinti per foggia e dettaglio anatomico, mostrano una continuità di produzione che copre quasi duemila anni, e la loro distribuzione sul territorio lunigianese ha ancora oggi aspetti non del tutto chiariti dalla ricerca archeologica. La visita al museo richiede almeno un'ora e mezza se si vogliono leggere le schede esplicative con attenzione; la collezione è esposta in modo didattico senza rinunciare all'impatto visivo dei pezzi originali, molti dei quali conservano tracce di pigmento e dettagli iconografici di notevole precisione.

Oltre al castello, Pontremoli merita una passeggiata nel quartiere di Piazza della Repubblica e lungo il corso principale, dove le botteghe alimentari vendono testaroli sfusi e lardo di colonnata in concorrenza con i prodotti locali; il mercato del giovedì porta in città i produttori della montagna circostante, rendendo quella mattina particolarmente adatta a un acquisto ragionato di eccellenze gastronomiche difficili da trovare altrove con questa concentrazione.

Il sistema castellano: Malaspina e le fortezze della Valle della Magra

La famiglia Malaspina, che per secoli ha controllato la Lunigiana dividendosi e riunendosi in rami sempre più numerosi, ha lasciato sul territorio una rete di castelli che non ha equivalenti in Toscana per densità e stato di conservazione relativo: Fosdinovo, Massa nel senso del borgo medievale originario, Filattiera, Licciana Nardi, Gragnola, Lusuolo sono solo alcuni dei nodi di questa rete, ciascuno con caratteristiche architettoniche e vicende storiche proprie che giustificano una visita mirata piuttosto che una collezione frettolosa. Il Castello Malaspina di Fosdinovo, costruito nel XIV secolo su uno sperone che domina la Pianura padana da un lato e il golfo di La Spezia dall'altro, è tra i meglio conservati e offre visite guidate che permettono di accedere agli interni, inclusi i saloni affrescati e il camminamento di ronda; la tradizione locale vuole che Dante Alighieri sia stato ospite qui, fatto non documentato con certezza ma storicamente plausibile dato il ruolo diplomatico che il poeta svolse in quegli anni nei confronti dei signori lunigianesi. Il Castello di Lusuolo, nei pressi di Mulazzo, ha subito vicende più tormentate e si presenta in stato di conservazione parziale, ma la posizione sul crinale e l'atmosfera del borgo sottostante offrono una prospettiva sul paesaggio lunigiano forse più autentica di quella dei castelli più restaurati e frequentati.

Chi vuole affrontare il sistema castellano con metodo può seguire l'Itinerario dei Castelli della Lunigiana che la Comunità Montana ha segnalato negli anni, un percorso che tocca una ventina di strutture distribuite su tutto il territorio; la variabile critica è l'accessibilità, perché molti castelli sono visitabili solo in orari limitati e con prenotazione, e alcuni rimangono proprietà privata con aperture occasionali legate a eventi specifici.

Borghi minori e percorsi viabilistici storici

La Via Francigena attraversa la Lunigiana da nord a sud lungo l'asse della Magra, e i borghi che si trovano lungo questo tracciato — Villafranca in Lunigiana, con il suo museo etnografico ospitato in un ex convento agostiniano; Filattiera, con la pieve romanica di San Giorgio che è tra i più puri esempi di architettura religiosa preromana della Toscana settentrionale; Terrarossa, con la sua posizione strategica al confluire delle valli — portano ancora impressa nella struttura urbana la logica del transito medievale, con i portici, le osterie trasformate in agriturismi e le pietre votive murate nelle facciate delle chiese. Bagnone, che si arrampica su uno sperone sorvegliato da una torre rotonda di origine medievale, è forse il borgo più fotografato della Lunigiana e mantiene una qualità urbana notevole, con il torrente che scorre sotto i ponti e le case che si specchiano nell'acqua in una geometria irregolare ma coerente; meno noto è Castiglione del Terziere, raggiungibile da Bagnone con una strada stretta che sale nel bosco, dove un castello medievale parzialmente recuperato ospita mostre temporanee e residenze artistiche in un contesto di isolamento quasi assoluto.

La viabilità secondaria della Lunigiana richiede un'avvertenza pratica: molte strade che collegano i borghi di crinale sono percorribili comodamente solo con veicoli compatti, e in inverno alcuni tratti possono risultare chiusi per neve o frane; la stagione migliore per esplorare i versanti laterali resta quella compresa tra aprile e ottobre, con il picco di accessibilità tra giugno e settembre quando anche i piccoli musei civici e le chiese normalmente chiuse aprono per iniziative locali.

La gastronomia lunigianese come chiave interpretativa del territorio

I testaroli — dischetti di pasta cotti su testi di ghisa, poi scottati brevemente in acqua bollente e conditi con pesto o burro e parmigiano — rappresentano uno dei pochi esempi di pasta premedievale sopravvissuta nella tradizione culinaria italiana, e la loro produzione artigianale sopravvive in diversi ristoranti e trattorie del territorio con una fedeltà alla tecnica originale che è diventata essa stessa un elemento di distinzione qualitativa: non tutti i testaroli sono uguali, e la differenza tra un testo ben stagionato e uno industriale si percepisce nettamente nella texture finale del prodotto. I panigacci, invece, sono dischi di pasta lievitata cotta su teglie roventi e serviti caldi con salumi, formaggi o miele, una delle merende più diffuse nei rifugi e nelle feste paesane della zona di Podenzana; l'abbinamento con il lardo delle Alpi Apuane, profumato di erbe di montagna, è una delle combinazioni gastronomiche più rappresentative dell'intera area.

Il vino della Lunigiana è storicamente meno celebre di quello delle DOC toscane più note, ma la Colli di Luni DOC — condivisa con la Liguria — produce Vermentino bianchi di buona struttura e qualche rosso da Sangiovese e Merlot che vale la pena cercare nelle enoteche locali; la piccola produzione di alcune aziende a conduzione familiare rende difficile la reperibilità fuori regione, il che costituisce un motivo ulteriore per acquistare direttamente in loco.

Aulla e il versante meridionale della Lunigiana

Aulla chiude a sud il territorio lunigianese con una posizione geografica di nodo — la Magra che confluisce con il Frigido, la ferrovia che si divide verso La Spezia e verso Parma, la statale che sale verso Pontremoli — e una storia urbana segnata dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale che hanno distrutto gran parte del centro storico; quello che rimane di medievale è concentrato attorno alla Fortezza della Brunella, costruita dai Malaspina nel XVI secolo su un basamento di epoca anteriore e oggi sede del Museo di Storia Naturale della Lunigiana, con collezioni di mineralogia, botanica e fauna locale che completano in modo inatteso il quadro culturale del territorio. Da Aulla si raggiungono in meno di venti minuti Bibola, borgo quasi disabitato con una vista sulla valle della Magra che giustifica da sola la deviazione, e Caprigliola, altro insediamento di crinale con le mura medievali quasi intatte e una chiesa parrocchiale che conserva opere d'arte mobili di qualità superiore a quanto la dimensione del borgo lascerebbe supporre. Verso il confine con la Liguria, il castello di Lerici si avvicina già all'orbita spezzina, ma il tratto costiero che da Bocca di Magra risale verso Ameglia — con le rovine romane di Luni, la città che ha dato il nome all'intera area — offre una chiusura geografica e storica coerente per chi voglia completare il quadro della regione con la sua origine etimologica e urbanistica.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.