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Marzamemi cosa vedere: guida al borgo siciliano

09/09/2026

Marzamemi cosa vedere: guida al borgo siciliano

Marzamemi occupa un angolo di costa siciliana che la cartografia tende a ridurre a un puntino sul tratto meridionale della provincia di Siracusa, eppure chiunque ci arrivi anche solo una volta capisce che quel puntino porta un peso specifico del tutto sproporzionato alla sua dimensione anagrafica: poche centinaia di residenti stabili, una manciata di strade, due piazze che in realtà sono una sola distesa di basalto lavico interrotta da un passaggio, e intorno il mare — quel mare di tonalità cangianti tra il verde smeraldo e il blu cobalto che nelle ore centrali dell'estate abbaglia in modo fisico, quasi fastidioso. Comprendere cosa vedere a Marzamemi significa capire prima di tutto che il borgo non funziona come un museo a cielo aperto da percorrere seguendo frecce direzionali, bensì come un sistema di luoghi connessi da logiche storiche precise, sedimentate nei secoli dell'industria del tonno e riemerse oggi in forme diverse.

Il nome stesso del villaggio deriva dall'arabo Marsa al-Hamam, "porto delle colombe", e quella radice linguistica è già una traccia interpretativa: Marzamemi è stata per secoli un approdo funzionale, non un insediamento decorativo. La tonnara che domina il lato settentrionale della piazza principale — con i suoi magazzini dalle volte in pietra calcarea, i cortili interni e i resti delle strutture per la lavorazione del pesce — non è un fondale scenografico ma la ragione originaria dell'esistenza del borgo. Attorno a essa si è organizzata la vita, l'architettura, la gerarchia sociale tra chi lavorava il tonno e chi ne amministrava i profitti. Tenere presente questa stratificazione rende la visita molto più leggibile di quanto non faccia qualsiasi guida tematica.

Arrivare a Marzamemi fuori stagione — in aprile, in ottobre, o anche nei giorni feriali di giugno prima che il flusso estivo raggiunga la saturazione — permette di percepire il borgo nella sua consistenza materiale senza le mediazioni del turismo di massa; in alta stagione, invece, la piazza Regina Margherita diventa uno spazio ad alta densità umana che, se da un lato produce quella vitalità tipica dei luoghi molto amati, dall'altro tende a sovrapporre la fruizione estetica alla comprensione storica. La scelta del momento di visita, in questo senso, non è un dettaglio logistico ma una decisione che condiziona profondamente ciò che si vede e ciò che si capisce.

La tonnara e il sistema architettonico del borgo

L'intera struttura urbana di Marzamemi si radica nel complesso della tonnara, che i principi Villadorata di Noto costruirono e gestirono a partire dal Seicento, trasformando quello che era un insediamento di pescatori arabi in un apparato produttivo organizzato secondo criteri semiindustriali ante litteram: i magazzini per la conservazione del pesce, le abitazioni dei lavoratori, la chiesa di San Francesco di Paola eretta a protezione spirituale dell'attività, la palazzina padronale affacciata sulla piazza con una sobrietà architettonica che tradisce più il pragmatismo borbonico che il gusto nobiliare. Oggi la tonnara non è operativa — la pesca del tonno rosso nel Mediterraneo è regolamentata in modo severo, e le ultime mattanze risalgono a decenni fa — ma gli edifici conservano una leggibilità spaziale sorprendente; camminare nei cortili interni, quando sono accessibili, significa attraversare ambienti che il tempo ha consumato senza cancellare, dove la pietra porta ancora i segni degli strumenti, delle funi, del lavoro ripetuto per generazioni.

Piazza Regina Margherita: funzione e forma di uno spazio pubblico

Chi si aspetta una piazza monumentale con fontane, statue equestri o prospetti barocchi troverà invece uno spazio di natura completamente diversa: Piazza Regina Margherita è una superficie quasi livellata di basalto scuro, aperta verso il mare su un lato e delimitata sul perimetro dagli edifici della tonnara, da qualche palazzina ottocentesca e dai dehors dei locali che in estate colonizzano ogni metro disponibile con tavoli e sedie di ogni foggia. La sua qualità non è monumentale ma relazionale — è una piazza che funziona perché è vuota al centro, perché lascia che gli sguardi si incontrino senza ostacoli, perché il profumo del pesce grigliato proveniente dalle cucine vicine si mescola all'odore di salsedine in un modo che nessun arredamento urbano riuscirebbe a replicare intenzionalmente. Nelle ore mattutine, prima che i turisti occupino i tavolini, la piazza restituisce la sua geometria autentica: i pescatori che sistemano le reti, i gatti che pattugliano il perimetro, la luce radente che disegna ombre lunghe sui bordi degli edifici.

Il lungomare e le calette del litorale meridionale

Allontanarsi dalla piazza verso sud significa seguire un sistema costiero che alterna tratti di roccia basaltica, piccoli approdi per le barche e calette con fondali bassi e trasparenti, raggiungibili a piedi lungo sentieri informali che costeggiano le proprietà private senza mai interrompersi del tutto; questo litorale, che si estende fino alla Riserva Naturale di Vendicari a nord e verso Portopalo di Capo Passero a sud, è forse il valore paesaggistico più solido che Marzamemi offre a chi vuole capire cosa vedere oltre il nucleo storico. Le acque sono pulite in modo documentato — i monitoraggi della qualità balneare confermano anno dopo anno valori eccellenti — e la morfologia del fondale, con le praterie di posidonia e i banchi rocciosi che emergono a pochi metri dalla riva, rende lo snorkeling una pratica sensata anche per chi non ha esperienza subacquea. La luce del pomeriggio, quando il sole scende verso ovest e illumina il mare da un'angolazione radente, produce colorazioni che i fotografi inseguono con ragione: il verde quasi surreale delle acque basse sui banchi di sabbia contrasta con il nero della roccia lavica in modo che difficilmente si vede altrove nella Sicilia meridionale.

Portopalo di Capo Passero e il contesto territoriale

Marzamemi si legge meglio se inserita nel suo contesto territoriale immediato, che include Portopalo di Capo Passero — pochi chilometri a sud — e l'isola di Capo Passero, accessibile con brevi traversate in barca dalla costa: quest'ultima ospita un castello aragonese del XVI secolo in discreto stato di conservazione, edificato per controllare lo stretto tra la Sicilia e Malta, e una torre di avvistamento che ne precede di qualche decennio la costruzione; visitare l'isola, anche solo per percorrerne il perimetro, offre una prospettiva geografica sul tratto di costa che dall'interno del borgo è impossibile ottenere. Portopalo, da parte sua, è un porto peschereccio attivo con un mercato del pesce mattutino che, diversamente da quello di molte località turistiche, non è ancora diventato uno spettacolo per visitatori ma conserva i ritmi e i linguaggi di un'economia reale: il tonno rosso, le triglie, le aragoste e i ricci di mare vengono contrattati con la rapidità pragmatica di chi ha altre cose da fare oltre che vendere.

La Riserva Naturale di Vendicari: il paesaggio a nord del borgo

A meno di dieci chilometri da Marzamemi in direzione nord, la Riserva Naturale Orientata di Vendicari costituisce uno degli ecosistemi costieri meglio conservati dell'intera Sicilia: circa 1.500 ettari di zone umide, macchia mediterranea, dune, torri di guardia normanne e un'altra tonnara abbandonata — quella di Cittadella — che si erge spettrale sulla costa con i suoi ruderi altissimi e le volte crollate, in un paesaggio che mette insieme archeologia industriale e natura in modo che raramente si trova così compatto. Gli stagni interni della riserva ospitano fenicotteri rosa, aironi, cavalieri d'Italia e numerose altre specie migratorie che sostano lungo la rotta tirrenica tra Africa ed Europa; la migrazione primaverile, tra marzo e maggio, è il momento di maggiore densità avifaunistica, ma anche in autunno i numeri sono significativi. I sentieri che percorrono la riserva sono ben segnalati e percorribili senza attrezzatura specialistica, con l'unica avvertenza di portare acqua in quantità adeguata nei mesi estivi, quando le temperature sulla costa aperta superano spesso i trentacinque gradi senza l'ombra di un albero nel raggio di chilometri.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to